VINCITORI 2011 - Pentedattilo Film Festival

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VINCITORI 2011

IL FESTIVAL > EDIZIONE 2011


TERRITORIO IN MOVIMENTO

PRIMO PREMIO

BITTER MILK
di Nasser Zamiri, Iran/Afghanistan
che racconta, in un film di ottima qualità, la tragedia della guerra; toccando un aspetto atroce: la vendita dei bambini. Il no risoluto di una madre, la protagonista, forse non da speranza, ma è pur sempre un NO. Un premio che va alla capacità narrativa e registica.

SECONDO PREMIO
RAJU
di Max Zahle, Germania
per una tematica coinvolgente per un film giocato su un ottimo livello di tensione. I protagonisti alternano forza e debolezza mantenendo ognuno il proprio ruolo, fino alla decisione finale.

TERZO PREMIO
LIGHTS
di Giulio Ricciarelli, Germania
film dall’humour sottile e mai banale, ricco di spunti intelligenti e divertenti.

MENZIONE SPECIALE

SILENT RIVER
di Anca Miruna Lazarescu
un’opera in grado di raccontare con originalità il dramma della fuga dagli ex Paesi comunisti, facendone metafora di una condizione umana comune a tutti i fuggitivi di ogni tempo e continente.

CORTO DONNA

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO EX – AEQUO
ISOLDA
di Katerina Kucher, Ucraina
per l’atmosfera delicata e misteriosa che avvolge, tra passato e presente, l’incontro di una donna al crepuscolo della propria esistenza, e l’enigmatica apparizione di una bambina che racchiude in se il segreto del tempo, reso da sorprendenti prove d’attrici e rafforzato dall’eleganza dello stile di regia.

MI HATICE di Denis D. Metin, Turchia
per la tensione visiva e la silenziosa commozione con cui si racconta, con pure soluzioni filmiche, la muta ostinazione di una donna ferita dalla vita, ma non sconfitta

MENZIONE SPECIALE
BIONDINA
di Laura Bispuri, Italia
per il vibrante ritratto di una relazione tra madre e figlia, da cui emerge, con un’idea narrativa semplice ed essenziale, l’ansia di libertà e comunicazione di un’adolescenza incarnata da una giovanissima attrice di grande bravura.

ANIMAZIONE

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
JUNK
di Kirk Hendry, Inghilterra
Questo inno alla spazzatura fa andare la mente a Ionesco, quando dice che “l’umanità è dentro un baratro senza nessuna possibilità di risalita”. Junk non è un film contemporaneo, ma lancia già il suo sguardo cupo e burtoniano nel futuro. Siamo al collasso alimentare, miliardi di bocche da sfamare, e allora ecco il colpo di genio del film, la suprema metafora: mangiare l’immangiabile, banchettare nella discarica dell’impossibile: pneumatici, catrame e filo spinato, leccornie solitarie di un ragazzo che ha deciso di stare da solo, vivere da solo, mangiare da solo, beandosi del suo disagio esistenziale e alimentare. E quando per curiosità Jasper prova ad addentare una piccola foglia di insalata ecco avvelenarsi e torcersi dal disgusto e dal dolore, fino ad andare a cercare conforto e salvezza in una petroliera. Alla sua morte il suo corpo finirà col riposare in quella stessa discarica che lo ha nutrito nella sua breve vita. Colpisce l’originalità dell’animazione, che con le sue reminiscenze gotiche sposta un passo più avanti le possibilità della computer animation. Lo stile eleva la drammaturgia e questa, da par suo, lo ricambia, in un connubio perfetto d’inventiva e modernità. Ma cosa ci comunica questo film: Un augurio? Un monito? Un destino? Nel dubbio ci possiamo affidare alle parole del medico del protagonista, allargandone l’orizzonte: “Signori, pregate per la vostra salute!”

MENZIONE SPECIALE
BABEL
di Hendrick Dusollier, Francia
Maestoso. Sontuoso. Monumentale. Questo è Babel, una produzione importante per investimento e fattura.
Un esempio rimarchevole di come la Francia crede e sostiene la cultura, anche nelle sue forme meno redditizie, così come può essere un cortometraggio. Babel è una fotografia tecnicamente perfetta dell’odierna Cina, autentico e inarrestabile motore dell’economia di questo nostro terzo millennio. Questo passaggio prepotente dalla ruralità del passato alla modernità del futuro viene reso attraverso dettagli minimali contrapposti a carrellate perfette, che accompagnano i due protagonisti dalle vette dei loro monti a quelle raggiunte dai grattacieli di Shanghai, che si ergono simboliche e bibliche tra le nuvole, dopo aver demolito la storia lasciando intatta la tradizione. In tanto fragore visivo e sonoro rimane persistente negli occhi e nel ricordo il finale, la semplicità simbolica ed enigmatica di un nudo femminile, un ultimo appiglio all’umanità, quasi una speranza.

MENZIONE SPECIALE
DAISY CUTTER
di Eriche Garcia e Rubèn Salazar, Spagna
La migliore drammaturgia dell’intera sezione, al servizio di una animazione perfetta nella sua consuetudine, inserita cioè nel solco del “bello ma già visto”. Toccante la storia della piccola Zaira, che raccoglie margherite per l’amico ucciso dalla guerra, per giungere poi in un finale in cui altre margherite più implacabili, le “Daisy Cutter”, le permetteranno di raggiungerlo, disintegrandola nell’ennesimo attentato compiuto nell’apparente tranquillità quotidiana di un luogo perennemente in conflitto. Tra le pieghe di questa narrazione c’è poesia, che inneggia al patos e porta alla commozione, in un crescendo di emozioni trattenute fino alla deflagrazione finale.Daisy Cutter è un film che lascia il segno proprio come le bombe da cui prende il nome, perché come loro è crudele ed è implacabile.

CORTO GIOVANI

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
ZEITFENSTER
di Jimmy Grassiant, Germania
per l’intensità di sguardo e il profondo interesse che il regista dimostra di avere verso una tematica che non ci può non far riflettere.


 
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